Cronaca

Orditoio tessile, cos’è il rullo che ha ucciso Luana D’Orazio a Montemurlo

Un macchinario dalle origini antiche reso moderno dalla programmazione al computer

L’Italia è sconvolta dalla morte di Luana D’Orazio, giovane mamma 22enne morta in un incidente in una fabbrica tessile a Montemurlo. Ma cos’è l’orditoio, il rullo nel quale è rimasta risucchiata Luana? Si tratta di uno degli strumenti più antichi dell’industria tessile, che ha origini dell’epoca dell’antica Roma.

Cos’è l’orditoio tessile, il telaio meccanico che ha ucciso Luana

Nel Medioevo come supporti venivano utilizzati pioli di legno saldamente attaccati a un piano di lavoro che andavano a formare delle cornici attorno alle quali girava il filo. Telai non troppo differenti da quelli in uso prima della Rivoluzione industriale. Oggi, in una lavorazione moderna, l’orditoio è composto da un rullo (delimitato da dischi, detti subbi) sormontato da veri e propri pettini attraverso i quali passano i fili delle rocche (che sostanzialmente non sono altro che grosse spagnolette). Variabili, le dimensioni: da un metro a impianti molto più grossi e imponenti. Velocità, larghezza dei pettini e trame sono regolate, negli orditoi più moderni, da computer. Negli attrezzi più vecchi attraverso congegni e pulsanti meccanici.

Incidente a Montemurlo: “forse un macchinario non all’avanguardia”

E qui sta uno dei nodi che riguardano il tema sicurezza. “Non sappiamo ancora su quale tipo di orditoio stesse lavorando la povera Luana” puntalizza Sonia Paoloni, segretaria nazionale della Filctem, il comparto della Cgil che si occupa di tutto il settore tessile, dall’alta moda alla sartoria artigianale. “Visto ciò che è accaduto, possiamo supporre che non fosse un macchinario all’avanguardia, dotato di un blocco istantaneo di sicurezza in caso di guasto o inconveniente anche lieve. Ma se il blocco ci fosse e cosa sia effettivamente successo sarà l’indagine a chiarirlo e per ora siamo nel campo delle ipotesi. Però il fatto che il collega di Luana – osserva la sindacalista -, che era di spalle, non si sia accorto di nulla mi lascia pensare a una disattenzione, una leggerezza. Questione da inquadrare più complessivamente alle dimensioni di gran parte di queste piccole imprese del distretto tessile di Prato: in genere non superano i dieci, quindici dipendenti e poco sappiamo riguardo la loro formazione“.

Formazione e sicurezza sul lavoro

La formazione sulla sicurezza sul lavoro è prevista per un certo numero di ore in ogni contratto di lavoro ma risulta complicato verificarne l’effettiva attuazione, afferma la Paoloni. La conclusione è che “è necessario che gli organi preposti, ispettorato del lavoro e forze dell’ordine, intensifichino e ripensino il sistema dei controlli“. C’è anche un tema più generale: “Certi macchinari magari obsoleti non vengono cambiati perché l’operaio specializzato sa come farli funzionare dato che ci lavora da venti o trent’anni.” “Maestranze specializzate che però stanno scomparendo. Chi va in pensione non viene sostituito da personale con le stesse competenze entrato nel settore tessile come ripiego, pensando a lasciarlo al più presto avendo altre aspettative. Ed ecco il ripetersi di questi incidenti”.

È il caso di Luana? “Non possiamo dirlo. Possiamo solo osservare che per lavorare attorno a certi attrezzi servono la sicurezza obbligatoria e la giusta formazione. Per evitare altri drammi, è tassativo verificare quante realtà siano ancora oggi lontane da standard di sicurezza accettabili nei luoghi di lavoro“. 

(Fonte: Il Corriere della Sera)

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