Cronaca

Strage funivia Mottarone: in un documento la prova delle responsabilità del direttore Perocchio

L'ingegner Perocchio era responsabile del registro manutenzione

Strage funivia Mottarone: in un documento la prova delle responsabilità del direttore, l’ingegnere Enrico Perocchio, responsabile del registro per la manutenzione che andava compilato ogni giorno, dopo aver controllato l’impianto prima della riapertura. I controlli sarebbero stati necessari anche in virtù del violento nubifragio che si era abbattuto sul Mottarone 2 giorni prima dell’incidente, e che potrebbe aver danneggiato le funi dell’impianto.

Strage funivia Mottarone, le responsabilità del direttore in un documento

Sul Mottarone il venerdì prima dell’incidente ci fu un violento nubifragio, una circostanza che avrebbe dovuto spingere i responsabili dell’impianto ad eseguire un accurato controllo delle funi, secondo quanto prevede un documento del Ministero dei Trasporti relativo alla manutenzione degli impianti a fune adibiti al trasporto pubblico. Tale controllo, secondo il documento, sarebbe responsabilità del direttore dell’esercizio e del responsabile d’esercizio ovvero, nel caso dell’impianto del Mottarone, di Luigi Nerini ed Enrico Perocchio, entrambi scarcerati per ordine del gip.


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Ogni mattina, all’apertura della funivia, c’è l’obbligo di compilare un registro, che riporta tutti i controlli da effettuare, ed è costituito da oltre 30 punti da osservare e verificare. Il registro, poi, deve essere integrato da parte del direttore dell’esercizio, l’ingegner Enrico Perocchio. Tutti i controlli devono essere eseguiti prima dell’apertura giornaliera dell’impianto,  a firmare il registro deve essere il capo servizio che ha effettuato i controlli. Il documento va poi controfirmato, periodicamente, dal direttore, in questo caso Perocchio.


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Novità per i tre arrestati per la strage della funivia del Mottarone. Il  gestore dell’impianto della funivia del Mottarone Luigi Nerini e il direttore di esercizio Enrico Perocchio lasciano il carcere di Verbania il cui ingresso aveva visto chiudersi alle loro spalle all’alba di martedì scorso, 48 ore dopo che la cabina precipitata sulla montagna che si affaccia sul Lago Maggiore ha causato la morte di 14 persone.

Le decisioni sugli arrestati

Va agli arresti domiciliari il capo servizio Gabriele Tadini che ha ammesso di aver manomesso il sistema di frenata di sicurezza. Lo ha deciso il gip Donatella Bonci Buonamici al termine di una giornata di interrogatori. Per Tadini sono sufficienti i domiciliari, mentre nei confronti degli altri due indagati – tirati in ballo dal capo servizio – non sussisterebbe i gravi indizi necessari per una misura cautelare.

L’accusa

Il  gip non ha convalidato il fermo per i tre indagati accusati di omicidio colposo plurimo per le 14 vittime di un incidente innescato dalla rottura della fune trainante (le cui cause sono ancora da accertare) che non avrebbe determinato lo schianto della cabina numero 3 se il sistema del freno di emergenza non fosse stato volontariamente disattivato.

Se per Tadini pesano le confessioni sul forchettone – rese ai magistrati – per lui è sufficiente la detenzione domiciliare, mentre Nerini e Perlocchio tornano a casa dopo il fermo scattato all’alba di mercoledì. Contro di loro gli elementi raccolti non risultato sufficientemente gravi per una misura cautelare

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