Cronaca

Tamberi oro nel salto in alto alle Olimpiadi. Perché la finale è finita ex aequo con Barshim

Nella notte dei sogni si realizza anche quello di Gianmarco Tamberi

Nella notte dei sogni si realizza anche quello di Gianmarco Tamberi. È un oro olimpico, come dice tra un grido di gioia e l’altro il diretto interessato, in cui “ci sono tante cose“, come la voglia di rivincita e la perseveranza dopo quanto successo nel 2016 prima di Rio, e l’amicizia con Mutaz Barshim, assieme al quale sale sul gradino più alto del podio dell’Olimpiade.

Tamberi oro nel salto in alto alle Olimpiadi. Perché la finale è finita ex aequo

Domani, quando gli consegneranno la medaglia d’oro, assieme al collega con cui ha diviso gioie (Barshim lo invitò al suo matrimonio) e dolori (anche il qatariota ebbe un brutto infortunio), Gimbo si renderà conto che è tutto vero, che ha vinto, sebbene con cinque anni di ritardo, e lo ha fatto alla fine di una gara perfetta, senza errori fino alla quota di 2,39 dopo la quale i due amici avrebbero potuto spareggiare.

Ma al giudice che ha chiesto loro cosa intendessero fare hanno risposto che preferivano dividere l’oro e alla risposta ‘ok’ hanno potuto dare libero sfogo alla loro gioia, e alla commozione. Tamberi ha vinto alla pari una finale di alto livello tecnico, basti pensare che a quota 2,30 erano ancora in lizza dieci saltatori, ma solo due, Gimbo e il campione venuto dal Qatar, non hanno commesso errori andando sempre oltre l’asticella al primo tentativo fino ai due 2,37.

Nello specifico, 2.19, 2.24, 2.27, 2.30, 2.33, 2.37 tutte le quote scavalcate dal fenomenale azzurro al primo tentativo. A quel punto due centimetri in più hanno deciso la gara, a 2.39 hanno fallito i tre tentativi sia Tamberi che Barshim, e anche il bielorusso Nedasekau che era alla pari con loro ma fino a quel momento non aveva fatto percorso netto.

Hanno fallito anche il coreano Woo, lo statunitense Harrison (quello che ora farà anche il lungo e sembra un diamante grezzo per quanto è bravo ma può ancora migliorare) e l’australiano Stark che hanno tentato il salto della vita. A quel punto era già profumo d’oro, e la decisione giusta è stata quella di condividerlo. Così via alle lacrime di gioia del nuovo mito, che della nazionale italiana di atletica è anche il capitano, e pianto anche di papà Marco, in tribuna come allenatore e fino a quel momento prodigo di consigli e incoraggiamenti per il figlio.

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