Cronaca

Astrazeneca, l’Ema esclude fattori di rischio specifici: ipotesi somministrazione a tutte le fasce d’età

Vaccino Astrazeneca, esclusi fattori di rischio specifici: cosa succede ora. L'Italia potrebbe riaprire a tutti la somministrazione

Cosa succede dopo che l’Ema ha comunicato di non aver individuato fattori di rischio specifici legati al vaccino Astrazeneca? Iniziamo spiegando che un fattore di rischio è una specifica condizione che risulta statisticamente associata ad una malattia e che pertanto si ritiene possa concorrere alla sua patogenesi, favorirne lo sviluppo o accelerarne il decorso.

Un fattore di rischio non è pertanto un agente causale, ma un indicatore di probabilità che lo stesso possa associarsi ad una determinata condizione clinica; la sua assenza non esclude la comparsa della malattia, ma la sua presenza, o la compresenza di più fattori di rischio, aumenta notevolmente il rischio di malattia. Il fattore di rischio può essere un aspetto del comportamento, una caratteristica intrinseca del soggetto o genetica, un’esposizione ambientale o uno stile di vita.


https://www.occhionotizie.it/covid-ema-nessun-fattore-di-rischio-specifico-per-vaccino-astrazeneca/


Vaccino Astrazeneca, Ema esclude  fattori di rischio specifici: cosa succede ora

L’ipotesi è che in Europa si possa tornare a somministrare il vaccino Astrazeneca alle persone di tutte le fasce d’età, e non solo agli Over 60 come raccomandato anche in Italia. Nelle scorse ore il Comitato tecnico scientifico ha inviato una circolare al Ministero della Salute nella quale viene specificato che i soggetti che hanno ricevuto la prima dose del vaccino AstraZeneca senza sviluppare eventi di trombosi rare “non presentano controindicazione per una seconda somministrazione del medesimo tipo di vaccino“.

Vaccino AstraZeneca, nessuna controindicazione al richiamo

Le trombosi rare risultano infatti essersi verificate solo dopo la prima dose. Tale posizione, afferma il Cts, “potrà essere eventualmente rivista se dovessero emergere evidenze diverse nelle settimane prossime derivanti in particolare dall’analisi del profilo di sicurezza del vaccino nei soggetti che in UK hanno ricevuto la 2/a dose”.

La circolare, firmata dal direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, trasmette il parere del Cts relativo al 30 aprile. Nel parere, il Cts spiega che “sulla scorta delle informazioni a oggi disponibili sull’insorgenza di trombosi in sedi inusuali (trombosi dei seni venosi cerebrali, trombosi splancniche, trombosi arteriose) associate a piastrinopenia, riportate essersi verificate solamente dopo la prima dose del vaccino di AstraZeneca, i soggetti che hanno ricevuto la prima dose di questo vaccino senza sviluppare questa tipologia di eventi, non presentano controindicazione per una seconda somministrazione del medesimo tipo di vaccino”.

Estendere richiamo Pfizer-Moderna a 42 giorni

È “raccomandabile” un prolungamento nella somministrazione della seconda dose dei vaccini a mRNA Pfizer-BioNtech e Moderna “nella sesta settimana dalla prima dose”. Lo prevede la circolare del ministero della Salute con cui si trasmette il parere del Cts in merito all’estensione dell’intervallo tra le due dosi dei vaccini a mRNA.

Il Cts rimarca che “rimane una quota significativa di soggetti non vaccinati che, per connotazioni anagrafiche o patologie concomitanti, sono a elevato rischio di sviluppare forme di COVID-19 gravi o fatali”. Sulla scorta di ciò, il Cts raccomanda un prolungamento nella somministrazione della seconda dose.



La circolare di Rezza

Con la circolare – firmata dal direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza – si trasmette il parere del Comitato tecnico scientifico Cts relativo al 30 aprile in merito alla estensione dell’intervallo tra le due dosi dei vaccini a mRNA e alla seconda dose del vaccino Vaxzevria.

Questa considerazione sull’estensione dei tempi per il richiamo con i due vaccini Pfizer e Moderna, rileva il Cts, trova il suo razionale nelle seguenti osservazioni: “la somministrazione della seconda dose entro i 42 giorni dalla prima non inficia l’efficacia della risposta immunitaria” e “la prima somministrazione di entrambi i vaccini a RNA conferisce già efficace protezione rispetto allo sviluppo di patologia COVID-19 grave in un’elevata percentuale di casi (maggiore dell’80%)”.

Inoltre, “in uno scenario in cui vi è ancora necessità nel Paese di coprire un elevato numero di soggetti a rischio di sviluppare forme gravi o addirittura fatali di COVID-19 – afferma il Comitato tecnico scientifico – si configurano condizioni in cui è opportuno dare priorità a strategie di sanità pubblica che consentano di coprire dal rischio il maggior numero possibile di soggetti nel minor tempo possibile”.

Il parere, si legge nella circolare, “potrà in futuro essere supportato da ulteriore approfondimento epidemiologico su: letalità per fascia d’età, infetti per fascia l’età (dati correnti delle nuove infezioni), stima degli infetti modellizzata anche rispetto ai dati dello studio di prevalenza”.


Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio