Economia

Olio di girasole, arriva la crisi: potrebbe tornare quello di palma

A scatenare la crisi delle forniture è stata la guerra in Ucraina

Arriva la crisi dell’olio di girasole, le scorte potrebbero finire nel giro di un mese: ecco perché potrebbe tornare quello di palma. A scatenare la crisi delle forniture è stata la guerra in Ucraina.

La crisi dell’olio di girasole

All’Italia serve olio di girasole. E al più presto perché le scorte, secondo Assitol (l’Associazione italiana dell’industria olearia) potrebbero finire nel giro di un mese: “Ci serve per mandare avanti l’industria alimentare quali prodotti da forno, conserve, salse, condimenti spalmabili, l’horeca – cioè hotel, ristoranti e catering – che lo usa anche per la frittura; ma serve anche all’industria oleochimica ed energetica, serve ai nostri allevamenti perché i preziosi semi del girasole vengono utilizzati pure per produrre mangimi. Ed entra anche nelle nostre dispense, tanto che nei supermercati, in uno scaffale su cinque, è già sparito”.

Come mai siamo a corto di olio

A scatenare la crisi è stata la guerra in Ucraina, il Paese che insieme alla Russia è il maggior produttore al mondo. La chiusura dei porti sul Mar Nero ha bloccato gli scambi che riforniscono l’industria europea, Italia compresa, esclusivamente via mare. Le navi che trasportano olio o semi sono tutte ferme, in particolare presso Mariupol e Odessa, centri nevralgici del commercio via mare.

Il maggior produttore di olio

Con il 60% della produzione e il 75% dell’export, Kiev è il principale coltivatore di girasoli al mondo. L’industria italiana di spremitura, invece, produce solo 250mila tonnellate di olio grezzo. Così, il nostro Paese dipende dall’Ucraina per oltre il 60% delle importazioni. Secondo la Coldiretti, su 570 milioni di euro di prodotti agroalimentari che l’Italia ha importato dall’Ucraina nel 2021, con 260 milioni di euro l’olio di girasole costituisce proprio la voce più importante.

Il giro d’affari

Secondo i dati Istat, nel 2021 il nostro Paese ha acquistato da Kiev quasi la metà dell’olio che ha importato, per un giro d’affari da 287 milioni di euro. Al secondo e al terzo posto ci sono due Paesi Ue, l’Ungheria e la Bulgaria.

 

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