Cronaca

Soldi nella cuccia del cane, Cirinnà reclama i 24mila euro: “Erano in casa mia”

Monica Cirinnà reclama i soldi trovati nella cuccia del cane. Un anno fa trovate 48 banconote, da 500 euro l'una

Si torna a parlare di Monica Cirinnà e della vicenda dei soldi trovati nella cuccia del cane. Un episodi oche risale allo scorso anno, quando nella cuccia del cane della coppia di politici dem, Esterino Montino e Monica Cirinnà furono trovati 24mila euro in contanti. Ora, ad un anno di distanza, la senatrice del Pd reclama i 24mila euro in contanti che erano stati ritrovati nella sua proprietà come riportato Il Mattino.

Monica Cirinnà reclama i soldi trovati nella cuccia del cane

I soldi furono trovati all’interno della cuccia del cane nella CapalBiofattoria, un’azienda agricola e vitivinicola immersa nella Maremma toscana. I coniugi presero le distanze da quel ritrovamento. Spiegarono che la cuccia era lontana dalla loro casa e che forse quelle 48 banconote, da 500 euro l’una, erano state occultate lì da spacciatori nordafricani. Ipotesi scartata fin dall’inizio dagli inquirenti, visto che chi compra una dose di droga usa tagli da 20-50 euro.

I sospetti erano ricaduti (senza però trovare conferma) anche sul fratello della senatrice, Claudio Cirinnà, che frequentava la tenuta e che il 7 luglio 2020 era stato arrestato per usura. Lo scorso febbraio, la Corte d’appello di Roma ha ridotto la pena a 3 anni, facendo cadere l’accusa di autoriciclaggio, e ha assolto il figlio Riccardo (nipote della Cirinnà).

Soldi nella cuccia del cane della Cirinnà: non c’è reato

Non c’è reato: questa è la posizione della Procura sul caso dei soldi trovati nella cuccia del cane della senatrice Pd Monica Cirinnà e del marito Esterino Montino, sindaco di Fiumicino. La Procura di Grosseto, infatti, ha chiesto l’archiviazione per la vicenda dei 24mila euro (48 banconote da 500 euro) trovati nell’agosto del 2021 nella cuccia del cane dell’azienda agricola Capalbio Fattori.

Secondo la procura toscana, dunque, la senatrice Cirinnà è parte offesa del reato, commesso da soggetti che restano ignoti, e a seguito delle indagini condotte dai carabinieri il pubblico ministero Giampaolo Melchionna ha chiuso il fascicolo inoltrando la richiesta di archiviazione del procedimento al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto.

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