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Il 22 maggio 1980 uscì in Giappone Pac-Man, un simbolo per il mondo dei videogiochi

Negli anni Ottanta nacque Pac-Man, intramontabile videogioco che ha fatto la storia dell'intero settore

Pac-Man è un videogioco ideato da Tōru Iwatani e prodotto dalla Namco nel 1980 nel formato arcade da sala. In Occidente fu pubblicato in licenza dalla Midway Games.

Acquisì subito grande popolarità e, negli anni successivi, sotto l’etichetta Namco sono state pubblicate varie versioni per la quasi totalità delle console e dei computer, che gli hanno permesso di conservare fino a oggi la sua fama di classico dei videogiochi.

22 maggio 1980: fu pubblicato il videogioco Pac-Man

L’origine di Pac-Man fu piuttosto singolare. Sembra infatti che l’idea soggiunse a Tōru Iwatani durante una cena con degli amici guardando una pizza a cui fu stata tolta una fetta.

Dopo quattordici mesi da quella cena, precisamente il 22 maggio del 1980, grazie a un team di sviluppo di otto tecnici, divisi equamente fra software e hardware e capeggiati da Shigeo Funaki, comprendente anche il musicista Toshio Kai, vide la luce il primo Pac-Man.

La storia

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta venne alla luce la cosiddetta “seconda generazione” dei videogiochi, protagonista di una fase di grande splendore per il settore degli “arcade”. Questo tipo di videogame era contenuto in una postazione a forma di cabina, dotata di video e pulsantiera, che consentiva di giocare una partita, previo inserimento di un gettone o di una moneta (difatti erano anche detti coin-op, forma abbreviata di coin-operated, in italiano “macchina a gettoni”).

Diffuse nei bar e poi in apposite sale giochi, queste “macchine infernali” (odiate dai genitori, mentre erano una miniera d’oro per i gestori dei locali), dirette discendenti dei flipper, iniziarono a diffondersi in tutto il mondo grazie all’uscita di videogiochi di successo, lanciati in quel periodo, come il celebre Space invaders, lanciato dalla Midway Games nel 1978.

La stessa società statunitense sarebbe stata protagonista due anni dopo di un altro successo, di ben altra portata rispetto al primo. Tutto prese forma nella mente di Tohru Iwatani, programmatore di videogiochi per la giapponese Namco. Costui una sera, in compagnia di amici, fu ispirato dalla pizza che aveva nel piatto: una forma tonda interrotta da uno spazio, creato da una fetta mancante, che rimandava alla sagoma di una bocca aperta.


Pac-Man


Quindici mesi dopo quell’episodio così insignificante si tradusse in un videogame, che venne messo in commercio in Giappone il 22 maggio 1980, con il titolo di Puckman, derivato da un’espressione giapponese indicante l’atto di «chiudere e aprire la bocca». La successiva uscita sul mercato USA, per mano della Midway Games, portò a un cambio di nome, dettato dalla pericolosa assonanza con una parolaccia inglese. Nelle sale giochi americane e internazionali venne conosciuto fin dall’inizio come Pac-man.

Modalità di gioco e curiosità

L’estrema semplicità nelle modalità di gioco (niente pulsanti ma solo una leva direzionale per muoversi all’interno del labirinto) e nella veste grafica lo rendeva accessibile a tutti, anche ai più piccoli. Una formula vincente che fece vendere alla Namco oltre trecentomila macchinette in tutto il mondo. In pochi anni anni il “cerchietto giallo” si trasformò in un’icona culturale e in un fenomeno di marketing, che lo vide associato a numerosi gadget, imitazioni e finanche una serie animata trasmessa dalla CBS.

Stando a quanto riporta “Mondi”, un aspetto curioso della prima versione fu la presenza di un “bug” che bloccava il gioco al livello 256, quando invece gli ideatori l’avevano progettato perché durasse potenzialmente all’infinito. Ciò permise di individuare un massimo punteggio raggiungibile, il “perfect score” (equivalente a 3.333.360 punti), registrato per la prima volta da Billy Mitchell nel 1999, in sei ore di partita.


Pac-Man


Il successo

Il boom di vendite e di consenso tra i giovani spinse la Namco a perfezionare il gioco, caratterizzando i quattro fantasmini (cui venne assegnato un nome), e a svilupparlo in versioni differenti. L’iniziale fallimento nell’adattamento alla console casalinga con Atari non impedì che in seguito trovasse spazio sulle principali console, da Nintendo a Xbox, passando per la PlayStation.

Alla scritta «insert coin» s’inseriva una moneta e su una musichetta accattivante compariva un cerchietto giallo inseguito da quattro fantasmini colorati, che a loro volta se la davano a gambe se la loro preda ingurgitava pillole energetiche. Fu amore a prima vista con il popolo delle sale giochi che lo incoronò re dei videogame a gettone.



 

Antonio Bassano

Giornalista pubblicista dal 2017, ma anche eterno appassionato di lotta, pittura, street photography e del mondo otaku. Cresciuto giornalisticamente grazie al quotidiano L'Occhio di Francesco Piccolo, Antonio Bassano ha un approccio alla professione letterario semplice e spontaneo, nonché orientato a mettere a nudo la notizia senza commistioni o forzature.

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