Santo del giorno

Santo del giorno 11 ottobre: oggi si venera San Giovanni XXIII, il Papa Buono

Ricoprì tale incarico il 28 ottobre del 1958 e in meno di cinque anni di pontificato riuscì ad avviare il rinnovato impulso evangelizzatore della Chiesa Universale. Questa figura è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II,

Giovanni XXIII, 260° Papa della Chiesa cattolica, ricoprì tale incarico il 28 ottobre del 1958 e in meno di cinque anni di pontificato riuscì ad avviare il rinnovato impulso evangelizzatore della Chiesa Universale. Questa figura è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II, il 3 settembre 2000, e canonizzato da Papa Francesco, il 27 aprile 2014, insieme a Giovanni Paolo II.

L’11 ottobre 1962, in una tiepida serata d’autunno quando, Giovanni XXIII, congedava così la gente accorsa in piazza San Pietro per celebrare l’avvio del concilio Vaticano II:

“Figlioli… tornando a casa, troverete i bambini, date loro una carezza e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete, forse, qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Dite che il Papa è con loro…”.

Quelle parole, intrise di umanità e di poesia, commossero il mondo e furono il miglior preludio della grande assise ecumenica destinata a rinnovare profondamente la chiesa e che fece di Giovanni XXIII, come scrisse Frainois Mauriac, il Papa che ha gettato «un ponte sui nove secoli che ci dividono dai cristiani dell’oriente e sui quattro che ci separano dai fratelli dell’occidente». Il Papa del dialogo, delle aperture, delle audaci novità che in pochi anni servirono ad avvicinare la chiesa al mondo moderno.

Giovanni XXIII, la vita e le opere del Santo Papa

Tutti i credenti ricordano Angelo Giuseppe Roncalli, Papa Giovanni XXIII, come il Papa buono. Il Santo padre nasce il 25 novembre 1881 a Sotto il Monte (Bergamo), in località Brusicco. Quartogenito di 13 figli di Battista Roncalli e Marianna Mazzola, semplici contadini.

Com’era abitudine viene battezzato lo stesso giorno; il parroco è don Francesco Rebuzzini, il padrino è il prozio Zaverio Roncalli, capo famiglia, fratello del nonno Angelo. Il giovane cresce in un ambiente povero, ma grazie alle virtù trasmesse dalla sua famiglia, sarà in grado di comprendere: la fede, la carità, la preghiera.

A 11 anni, nel 1892, entra in seminario a Bergamo grazie anche all’aiuto economico del suo parroco e di don Giovani Morlani. Qui Angelo matura quella determinazione che lo farà diventare santo: le capacità intellettuali e morali sono notevoli a tal punto che nel 1901 viene mandato a Roma per continuare gli studi come alunno del Seminario Romano dell’Apollinare, usufruendo di una borsa di studio.


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Il servizio militare come volontario, gli studi e le cariche

Negli anni 1901-1902 anticipa la richiesta per il servizio militare come volontario, sacrificandosi a favore del fratello Zaverio, la cui presenza era necessario a casa per i lavori in campagna. Nonostante le difficoltà incontrate sotto le armi avrà modo di scrivere

“eppure sento il Signore con la sua santa provvidenza vicino a me”.

Consegue la laurea in Sacra Teologia nel 1904, mentre, l’anno successivo viene scelto dal nuovo vescovo di Bergamo, Giacomo Radini-Tedeschi, come suo segretario personale.

Radini-Tedeschi rimarrà sempre guida ed esempio per il futuro Papa, che resta al suo fianco fino alla morte di questi, il 22 agosto 1914; durante questo periodo Roncalli si dedica anche all’insegnamento della storia della Chiesa presso il seminario di Bergamo.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale (1915) è richiamato nella sanità militare, per esserne poi congedato con il grado di tenente cappellano.

Nel 1921 Papa Benedetto XV lo nomina prelato domestico (che gli vale l’appellativo di monsignore) e presidente del Consiglio Nazionale Italiano dell’Opera della Propagazione della Fede. In tale ambito si occupa della redazione del motu proprio di Pio XI, che diverrà in seguito la magna charta della cooperazione missionaria.


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Il ruolo vescovile e  il sodalizio con i vescovi ortodossi bulgari

Angelo Giuseppe Roncalli viene consacrato vescovo il 15 marzo 1925, cominciò il suo lungo viaggio che lo porterà in missione come visitatore apostolico in Bulgaria, poi delegato apostolico in Turchia e in Grecia e poi nunzio apostolico a Parigi, ultima tappa prima dell’approdo a Venezia.

“La chiesa mi vuole vescovo per mandarmi in Bulgaria, a esercitare un ministero di pace. Forse nella mia vita mi attendono molte tribolazioni. Con l’aiuto del Signore mi sento pronto a tutto”.

E con l’aiuto del Signore invocato nella preghiera, e con le sue doti di pazienza, di bontà, di tenacia, di rispetto delle posizioni degli altri, ottenne in Bulgaria, dove i rapporti con la chiesa ortodossa non erano dei migliori, ottimi risultati. Come avvenne poi anche in Grecia e in Turchia.

Il suo spirito ecumenico si formò da quelle parti, sul campo: certi pregiudizi incrostatisi nel tempo cominciarono qua e là a sciogliersi al calore della bontà e della carità di questo insolito rappresentante della chiesa di Roma.

Spesso, tra la sorpresa e l’ammirazione dei presenti, gli incontri di monsignor Angelo Roncalli con i vescovi ortodossi si concludevano con un abbraccio, a suggellare un’amicizia che cancellava, nei loro rapporti, secoli di divisioni e di incomprensioni.

Roncalli è il primo dignitario della chiesa cattolica a visitare il celebre, e inavvicinabile per i cattolici, monastero del monte Athos in Grecia. E l’ecumenismo sarà un punto forte del suo programma pastorale anche a Venezia, città da sempre considerata ponte tra occidente e oriente.

Il ruolo papale

Monsignor Roncalli viene finalmente eletto Papa. Quando il cardinale Tisserant, gli chiese con quale nome volesse essere chiamato, Roncalli rispose:

“Mi chiamerò Giovanni, un nome dolce e nello stesso tempo solenne”.

Il 28 ottobre 1958, l’umile figlio della terra bergamasca, a 77 anni, cominciava il servizio che la provvidenza gli aveva assegnato; lo svolgerà con il suo stile accattivante di bontà, di umiltà, di comprensione che faranno di lui il Papa buono.


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Monsignor Loris Capovilla, segretario personale, racconta che Don Gelmo, amico di vecchia data del Papa (si conosco da circa 70 anni), lo viene a far visita nel Vaticano. Mentre questi s’inchina per baciargli i piedi, il Papa lo richiama, lo  guarda negli occhi e gli dice:

“Don Gelmo che cosa fai? Siamo pur sempre gli stessi figlioli delle nostre buone mamme”.

Don Gelmo si giustifica: “Ma voi siete il vicario di Cristo”.

E Papa Giovanni, abbracciandolo: “Sono però, ancora, il tuo antico compagno di scuola e amico. Ricordati che dal Vaticano e da Seriate (paese di don Gelmo) la strada per giungere al paradiso è la stessa”.

Ad attirare la simpatia della gente, la devozione, l’ ammirazione per Papa Giovanni, è soprattutto la sua umiltà:

“Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato a tutto. Io l’ho lasciato fare. Mi sono lasciato condurre in perfetta conformità alle disposizioni della provvidenza, veramente: Voluntas Dei pax nostra – nella volontà di Dio sta la nostra pace”.


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L’anziano Papa è stato una primavera per la chiesa e per il mondo intero, una porta sempre aperta verso la speranza.

Gli ultimi anni di vita

Il 3 giugno 1963, alle ore 19.45, in Vaticano, si spegneva una grande luce sul mondo. Il suo nome era Papa Giovanni XXIII, il Papa buono.

Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 3 settembre 2000  mentre il 27 aprile 2014 venne canonizzato, insieme a Giovanni Paolo II, da Papa Francesco.


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Il 12 settembre 2017, nella Biblioteca Centrale Militare di Palazzo Esercito, l’Ordinario Militare per l’Italia, S.E. Monsignor Santo Marcianò, ha consegnato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale di Corpo d’Armata, Danilo Errico, il Decreto emanato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

L’elevazione di San Giovanni XXIII Papa a Patrono di tutto l’Esercito costituisce il completamento di un percorso iniziato il 3 novembre 1996. In merito, il Generale Errico ha affermato:
“La venerazione di San Giovanni XXIII Papa rappresenta un’aspirazione devozionale, fortemente condivisa da tutto il personale dell’Esercito che vede, in questo celestiale punto di riferimento, una costante fonte di ispirazione nel quotidiano cammino di servizio”.

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