CronacaPolitica

Potere al Popolo protesta sotto la sede di Milano del quotidiano La Repubblica

Potere al Popolo protesta contro gli imprenditori sfruttatori sotto la sede di Milano del quotidiano La Repubblica

Ieri, 10 maggio, Potere al Popolo ha avanzato una protesta pacifica, sotto la sede di Milano del quotidiano La Repubblica, a causa delle ultime uscite “troppo vicine alla visione di Confindustria“. Repubblica, secondo i manifestanti, avrebbe troppe volte considerato i giovani “fannulloni”, dando troppo maggio agli imprenditori, all’interno degli articoli pubblicati.


Potere al Popolo protesta insieme ai lavoratori: “non siamo fannulloni”

Ieri, Potere al Popolo ha protestato, sotto la sede del quotidiano La Repubblica, di Milano. Le proteste si accodano alle polemiche accese nei giorni scorsi, in merito al lavoro ed ai giovani, presunti “fannulloni”, pigri, “che preferiscono il Reddito di Cittadinanza”, al lavoro.


potere al popolo manifestazione di milano

 

Secondo i manifestanti: “gli imprenditori non cercano lavoro, bensì schiavi ed il quotidiano Repubblica si presta a questa opera di delegittimazione dei giovani, dei precari, di chi non riesce ad arrivare a fine mese, dando voce a chi vorrebbe il lavoro sottopagato. Gli imprenditori vorrebbero sfruttare i giovani, anche con la scusante del Covid, per incentivare la precarietà. Troviamo scandaloso che Repubblica abbia dato spazio a questi imprenditori che si lamentano della mancanza di manodopera, dei lavoratori troppo assistiti con il Reddito di Cittadinanza.  Questa narrazione criminale contribuisce ad alimentare un sistema che sfrutta i poveri e li retribuisce soltanto con le briciole”.

Striscioni e proteste sotto il quotidiano La Repubblica di Milano

Gli striscioni esposti da Potere al Popolo, nel corso della manifestazione svoltasi sotto la sede di Milano del Quotidiano La Repubblica, non hanno lasciato spazio ad alcuna interpretazione: “Tutti imprenditori con il cu*o degli altri”. E ancora: “Volete schiavi, non lavoratori”.

Il tema del lavoro, assoluta priorità, ritorna sul piatto del governo di unità nazionale, finora troppo evanescente sull’argomento. La pandemia ha solcato, ancor più, una piaga atavica della Penisola e la via d’uscita sembra ancora troppo lontana, per abbandonare il precariato e lo sfruttamento dei lavoratori al passato.

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