Cronaca

Covid, in Europa obbligo di tamponi per i viaggiatori che provengono dalla Cina: in quali Stati è previsto

Francia, Gran Bretagna e Spagna hanno seguito la decisione presa dall'Italia

In alcuni Stati dell’Europa è obbligatorio aver effettuato un tampone Covid per i viaggiatori che provengono dalla Cina. La prima ad aver preso questa decisione è l’Italia, ed è stata seguita da Francia, Spagna e Gran Bretagna.

Covid, in Europa obbligo di tamponi per chi viene dalla Cina

La prima ad aver seguito la decisione italiana è stata la Francia, introducendo l’obbligo di test negativo al Covid alla partenza per i viaggiatori provenienti dalla Cina. Lo rendono noto fonti governative a Parigi.

Anche Spagna e Gran Bretagna hanno seguito l’esempio di Roma, aggiungendosi, con Israele, alla lista dei Paesi che richiedono un tampone negativo per chiunque arrivi dagli scali cinesi.

La Cina non ha reagito bene affermando che queste sono “misure discriminatorie”, attraverso un editoriale del Global Times, tabloid del Partito Comunista.

La reazione della Cina

L’Italia è finita espressamente nel mirino di Pechino, poiché “non è stata trovata alcuna nuova mutazione negli arrivi recenti“. Dunque si tratterebbe solo di paura e pregiudizio. O forse peggio. Pechino dietro questo allarme Covid, ci vede ben altro: “sporco trucco politico” per “sabotare i tre anni di sforzi nella lotta al Covid e per attaccare il nostro sistema”, ha scritto il tabloid con una bella pennellata di complottismo, mentre le fonti ufficiali a Pechino continuavano ad assicurare la “massima apertura e trasparenza” da parte delle autorità cinesi.

L’Oms chiede la condivisione di dati in tempo reale

Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incontrato funzionari cinesi per discutere dell’aumento delle infezioni da Covid-19, sottolineando l’importanza di condividere i dati in tempo reale sull’esplosione dei casi. “L’Oms ha chiesto – ha dichiarato l’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite in un comunicato – ancora una volta la condivisione regolare di dati specifici e in tempo reale sulla situazione epidemiologica, dei dati sulle vaccinazioni somministrate e sullo stato delle vaccinazioni, soprattutto nelle persone vulnerabili e negli ultrasessantenni”.

L’Unione Europea chiede prudenza

La Commissaria alla Salute Stella Kyriakides, in una lettera inviata ai 27 Paesi membri dopo la riunione dell’Health Security Committee (HSC), ha chiesto di essere “molto vigili” poiché “i dati epidemiologici o i test affidabili” in Cina sono “piuttosto scarsi” e la copertura vaccinale generale “è bassa”. Inoltre non esiste una equivalenza tra “i certificati di vaccinazione o di guarigione cinesi” e lo standard adottato in Europa.

In Europa si procede in ordine sparso

Sui test in ingresso però si va ancora in ordine sparso, con alcuni Stati membri che hanno chiesto almeno i tamponi “a campione sui viaggiatori”. Ma al momento a Bruxelles non è stato deciso nulla. Pesa lo scetticismo della Germania. Le analisi mostrano che le varianti in circolazione sono le stesse e dunque i vaccini occidentali offrono copertura.

Kyriakides ha dunque esortato i 27 a mantenere la barra dritta e continuare con un approccio “basato sullo scienza”. In questo momento, semmai, va aumentata la “sorveglianza genomica”, compreso “il controllo delle acque reflue, che includa le acque di scarico degli aeroporti principali”. L’obiettivo è sempre lo stesso: individuare tempestivamente nuove varianti e saper reagire in tempo utile.

Bassetti: “Tutta l’Ue deve fare tamponi a chi arriva dalla Cina”

Secondo Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, questo è il primo modo per contrastare “la potenziale bomba biologica cinese”: “Controllare i viaggiatori che provengono dalla Cina con tamponi molecolari, non solo a livello italiano, ma a livello europeo, visto che il 95% di chi arriva in Italia ci arriva attraverso triangolazione da altri hub”.

Secondo punto indicato dall’infettivologo in un post su Facebook è “sequenziare il più possibile per capire se ci siano mutazioni di Omicron non ancora conosciute o diverse da Omicron stessa, magari resistenti ai vaccini”.

Infine, “spiegare a chi ancora non l’ha fatto di prenotarsi per la dose di richiamo, parliamo unicamente di over 65 e fragili”. Per Bassetti, “se faremo queste cose semplici e urgenti, oltre che fondamentali, credo potremo continuare a vivere la nostra vita senza pericolosi ritorni al passato. È giusto essere preoccupati, ma non bisogna assolutamente avere paura. Attenzione al fenomeno senza allarmismo”.


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