Inchiesta

La mafia siciliana: clan e famiglie più potenti in Sicilia

[titolo_paragrafo]Mafia a Palermo: Cosa Nostra[/titolo_paragrafo]

Cosa nostra palermitana è periodicamente costretta ad una forzata riconfigurazione organica, non sempre condivisa, a seguito dei numerosi arresti (anche di soggetti apicali), dell’emergere di nuove leve e delle scarcerazioni di personaggi già con ruoli di vertice. L’organizzazione continua a mostrare talune fibrillazioni e contrapposizioni all’interno di famiglie e mandamenti. Diversi capi e reggenti, specie se emergenti e giovani, non sempre godono di unanime riconoscimento e non di rado sono ritenuti inadeguati a garantire il rispetto delle regole, dirimere i contrasti, gestire gli affari e le emergenze. Priva per un lungo periodo di un organismo di direzione con pieni ed effettivi poteri operativi e strategici, da un punto di vista sia formale che sostanziale, Cosa nostra è da tempo caratterizzata da una maggiore autonomia delle articolazioni.

Una autonomia che si realizza attraverso l’ampliamento della sfera d’influenza delle consorterie più attive, funzionale a garantire un sufficiente livello di operatività anche in aree ove la presenza mafiosa è stata pesantemente compromessa dalla repressione investigativo-giudiziaria. Ciò ha determinato una sensibile alterazione dei rapporti di forza e delle alleanze che tende ad allentare la coesione della compagine, facendo così venir meno uno dei suoi tradizionali punti di forza. In una tale situazione, in evoluzione, l’organizzazione mafiosa è stata finora, e in via transitoria, gestita da un organismo costituito dai rappresentanti dei mandamenti urbani più forti e rappresentativi, con funzioni di consultazione, di raccordo e di elaborazione delle linee strategiche fondamentali, soprattutto allo scopo di garantire la realizzazione dei profitti necessari per il migliore funzionamento dell’organizzazione.

Per la gestione complessiva delle attività criminali di maggiore importanza, in attesa di una definitiva riorganizzazione, si farà verosimilmente ancora ricorso ad un sistema di referenze territoriali, governate da anziani uomini d’onore, figure carismatiche cui, indipendentemente dalla carica ricoperta e pur in assenza di una formale nomina, viene diffusamente riconosciuta autorevolezza e pregnante influenza sul territorio.

Non a caso, diverse attività investigative hanno dimostrato come molti anziani boss, anche ultraottuagenari e spesso dopo essere stati scarcerati al termine di lunghi periodi di detenzione, abbiano ripreso il loro incarico o si siano comunque dedicati alla gestione degli affari più importanti ed alla riorganizzazione e riqualificazione delle consorterie mafiose di appartenenza. Dopo la morte di RIINA, Cosa nostra palermitana con ogni probabilità continuerà a vivere una fase di transizione e di rimodulazione, durante la quale le componenti più autorevoli si confronteranno per conferire alla struttura un nuovo assetto, cercando di preservare l’ordinamento verticistico e unitario.

Dalle più recenti acquisizioni info-investigative, il territorio risulta suddiviso in 15 mandamenti (8 in città e 7 in provincia), composti da 81 famiglie (32 in città e 49 in provincia): Cosa nostra palermitana, nonostante l’incessante opera di contrasto da parte dello Stato e pur continuando a perseguire una politica di basso profilo e mimetizzazione, testimonia ancora una pericolosa potenzialità offensiva. Le attività investigative delineano un fenomeno criminale certamente colpito, ma ancora pervasivo. In particolar modo, l’organizzazione si conferma attiva nella sistematica imposizione del pizzo, che costituisce anche un fondamentale strumento di controllo del territorio.

Nel semestre in trattazione, le investigazioni hanno consentito di ricostruire una serie di episodi estorsivi e di danneggiamenti di varia natura. Al riguardo, nel capoluogo, un’attività investigativa conclusa dai Carabinieri nel mese di gennaio, prosecuzione dell’operazione “Talea” (dicembre 2017), ha evidenziato la particolare propensione ad estorcere denaro da parte della consorteria di San Lorenzo, mentre altre risultanze, acquisite il successivo mese di febbraio, hanno permesso di documentare numerose estorsioni poste in essere dalle famiglie di Villagrazia e di Santa Maria di Gesù e di colpire il mandamento palermitano di Santa Maria di Gesù, che le comprende. Ancora, la Guardia di finanza ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 2 soggetti, accusati di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, operata ai danni di un commerciante, per conto di esponenti della famiglia di Porta Nuova.

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Francesco Piccolo

Giornalista professionista, direttore del network L'Occhio che comprende le redazioni di Salerno, Napoli, Benevento, Caserta ed Avellino. Direttore anche di TuttoCalcioNews e di Occhio alla Sicurezza.

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